Gianni Mengoni, membro della giuria swiss.movie 2008 - scrive sceneggiature e fa il regista - predilige il lavoro di gruppo tra le sue realizzazioni: - la sceneggiatura del film “Angélique” di Samir, 1998 miglior cortometraggio svizzero, Giornate di Soletta - il video “Collezione di sabbia” ha vinto nella categoria documentari il Grand Prix Sony 2002
Parto nel primo pomeriggio dal Ticino per raggiungere Spiez via Brünig: nubi, pioggia e niente sole. Senza uscire dall'autostrada, mi fermo dalle parti di Erstfeld a Schattdorf, per l'irrinunciabile cappuccino.
Un'opera d'arte attira la mia attenzione: si tratta di un'imponente massa di lastre di metallo che l'autore ha composto a forma di croce svizzera. Ricorda vagamente un vagone, perché ognuno dei quattro segmenti della croce è munito di ruote collocate su un incrocio perpendicolare di rotaie. Si tratta di un'opera che incuriosisce e stimola la ricerca di possibili interpretazioni. La Svizzera e il Gottardo presentati come crocevia di grandi assi di comunicazione, ma anche come punto d'incontro di quattro culture diverse, che hanno trovato un tempo e un luogo per coesistere. A prima vista sembra un'opera molto dinamica, ma poi ci si accorge che l'arrugginito vagone è condannato dalla sua forma a restare per sempre immobile. M'interrogo: incrocio di rotaie come metafora dell'incontro, della coesistenza, dell'integrazione, oppure come luogo di tensione tra quattro forze ognuna delle quali cerca di avere il sopravvento sulle altre tre? Non rispondo, bevo il cappuccino e riacquisto la mia mobilità.
Il tempo al nord delle Alpi è come in Ticino e, quando raggiungo la meta, Spiez è una foto in bianco e nero.
Alle 19.30, presso il cinema Rex di Thun, il festival del film si apre con i suoni e i ritmi di Cristina Zurbrügg e Michael Hudecek, due bravi musicisti, cantanti e cineasti che per esprimersi hanno bisogno di poco: un enorme flauto dell'Europa dell'est, una minuscola fisarmonica svizzera, un piccolo sassofono, un computer portatile per la base e le loro splendide voci. I brani che eseguono sono allegri, ricchi di sonorità diverse (vecchie e nuove, indigene ed estere), ma ben armonizzate tra loro. Mi ritorna in mente la croce sulle rotaie.
Alla musica seguono le parole degli oratori cui è stato affidato il compito di aprire la diciannovesima edizione del festival nazionale del cinema amatoriale.
Werner Stalder, direttore da sempre
Le poche lingue che conosco e che ho studiato a scuola, per cercare di integrarmi nel migliore dei modi nella mia nazione, non mi vengono in aiuto: tutti si esprimono in svizzero tedesco. Dagli altoparlanti non esce nemmeno una parola in una delle altre tre lingue nazionali.
La cerimonia d'apertura si chiude con il primo tempo del film HALBZEIT, opera dei due musicisti-cantanti che hanno aperto la serata. Sono molto bravi anche con le immagini che usano come fossero tessere di un mosaico, per rappresentare uno spaccato di Svizzera sapientemente costruito con documenti video di ieri e di oggi.
Fortunatamente poco dopo al buffet offerto presso il Municipio di Thun, con il francese e l'italiano, sorretti quando occorre dalla gestualità latina e dalla mimica facciale, comunico con gli altri cinque membri della giuria. La prima impressione è buona.
Riesco a scambiare due parole anche con i due musicisti-videoautori. Scopro che lei parla un po' l'italiano e che l'anno scorso sono stati proprio loro a vincere il premio per il miglior film della passata edizione del festival di Spiez. Chiacchierando con loro, con i colleghi della giuria e con Rolf Leuenberger (codirettore per swiss.movie) dimentico di uscire all'aperto per ammirare i giochi d'acqua presentati sull'Aar. Pazienza, i miei occhi avranno occasione di rifarsi domani con altre meraviglie.
Puntuali, alle 9 del mattino, al Kino Movie di Spiez iniziano le proiezioni del concorso swiss.movie. In fondo alla sala ci sono i membri della giuria: Filippo Lubiato (presidente), (sulla foto da sinistra) Brigitta Rusca, Stefan Hugentobler, Franziska Herren, Michel Juillerat e Gianni Mengoni (autore di questo diario).
Cominciamo a dare i numeri: oggi visioneremo 28 video suddivisi in 4 blocchi di 90' ciascuno. In totale assisteremo a 291'minuti di proiezione (4 ore e 51'). È ancora presto, ma ben sistemate nelle poltroncine con gli occhi rivolti allo schermo ci sono già parecchie persone. Tra loro certamente anche alcuni autori delle opere che passeranno nel primo blocco. Rolf Leuenberger li intervisterà nell'intervallo tra una proiezione e l'altra.
Il festival si apre con cinque documentari. Assistere alle proiezioni come spettatore è un piacere, perché al festival di Spiez giungono solo i film selezionati nelle diverse eliminatorie regionali, dunque il livello è generalmente buono. Gli autori, con i loro video, ci presentano abilmente i luoghi che hanno visitato e i temi che hanno deciso di sviluppare.
Assistere alle proiezioni come giurato richiede invece qualche sforzo in più. Mentre si segue una proiezione è indispensabile memorizzarne pregi e difetti (ci sono sempre sia gli uni, sia gli altri). Nell'intervallo tra un film e quello seguente occorre scrivere in estrema sintesi una prima bozza della nostra valutazione. Se l'autore è in sala e Rolf lo intervista il tempo è sufficiente. Quando ciò non succede, si passa subito al filmato seguente e il tempo di scrivere per i membri della giuria è veramente poco. Abbiamo una piccola torcia elettrica, ma la usiamo raramente, perché non vogliamo perdere nessuna delle immagini che passano sullo schermo.
La pausa tra il primo e il secondo blocco ci consente di completare i nostri appunti e di rilassarci un po'. Nell'atrio c'è profumo di caffé e si parla soprattutto dei video appena visti. “Peccato, nello splendido film sul baccalà non c'erano scene di pesca!” “Belle le immagini dello scultore al lavoro, ma ....”
Il secondo blocco è composto da sette film a soggetto. È un genere più difficile, soprattutto quando è affrontato da autori non professionisti, che spesso hanno un'ottima idea, ma poi non riescono a presentarla convenientemente, perché le tecniche di ripresa e la qualità della recitazione spesso non sono dello stesso livello. Alcune opere confermano questa tendenza, ma altre, soprattutto due girate in b/n, dimostrano l'esatto contrario: gli autori sfoggiano grande perizia nell'uso della telecamera e nel successivo trattamento d'immagine con il computer.
Pure gli attori ci sanno fare, anche perché alcuni autori hanno capito che nelle scuole di recitazione si trovano facilmente giovani attori disposti a recitare nei loro film. Uno di questi video è "La città invisibile" di Riccardo Bernasconi (VAM), uscito dal concorso regionale di Ebikon con una medaglia d'oro. Peccato, l'autore non è presente in sala, così perdo l'occasione di conoscerlo. L'altro ("L'oeuf") in pochi minuti riesce a tratteggiare una vita di coppia annientata dall'abitudine e dall'incomunicabilità.
La pausa pranzo è l'occasione per i primi confronti di opinione tra i membri della giuria. Mi sembra che siamo stati ben combinati, perché ognuno di noi ha interessi diversi nella produzione video, ma assieme riusciamo a cogliere e analizzare un repertorio molto vasto dei molteplici aspetti del linguaggio cinematografico: l'idea, la sceneggiatura, le riprese video, quelle audio, il trattamento delle immagini e dei suoni con il computer, il commento della voce fuori campo e quello musicale, gli effetti speciali, ...
Il pomeriggio ricalca la mattina e si apre con altri cinque splendidi documentari: in questo genere gli autori dilettanti sono molto vicini alla qualità di produzione della televisione, con in più la passione per il soggetto del film. Così la vita dei pulcini, l'abilità manuale del casaro o le difficoltà espressive di un ragazzo affetto da mongolismo non hanno certamente lasciato indifferente la platea . Sullo schermo di Spiez e tra le dune del deserto tunisino è sfilata anche "La carovana di latta" di Paolo Vandoni (VI), presente in sala e con il quale ho scambiato due parole nell'intervallo. La sua medaglia di bronzo a Ebikon e la presenza a Spiez sono già una bella soddisfazione, la presenza all'UNICA, che quest'anno si svolgerà ad Hammamet in Tunisia, sarebbe il dattero sopra la torta.
Il secondo blocco pomeridiano prevede 11 video con documentari, film a soggetto, "clip", e video d'animazione. Uno dei documentari presenta un corso per aspiranti attori, organizzato a Berna nel 2001. Le immagini ci dicono che i giovani hanno aderito numerosi ed entusiasti alla proposta. Se i videoclub ticinesi provassero ad organizzare un corso simile anche in Ticino, i nostri film a soggetto ne trarrebbero indubbi vantaggi. Un altro documentario segue alcuni giovani che si divertono con lo skateboard: incredibile di quanto impegno e sofferenza siano capaci, pur di riuscire nelle loro difficili acrobazie. Altri giovani si mettono in luce come registi, presentando film a soggetto notevoli. Dalla loro parte hanno non solo la freschezza delle idee, ma anche la capacità di prestare attenzione alle riprese, alla colonna sonora, al commento musicale e alla qualità della recitazione. Il loro talento e la loro passione per il linguaggio cinematografico sono forse la più bella sorpresa di questo festival.
La prima giornata di proiezioni è finita, ma il "lavoro" prosegue. Poco dopo infatti, autori e membri della giuria si ritrovano nella piazza (un locale situato sotto la sala cinematografica), per la prima valutazione pubblica delle opere proiettate. Il presidente della giuria ricorda, uno dopo l'altro tutti i film visti oggi, pronunciandone il titolo e i giurati esprimono il loro voto complessivo mostrando un numero. Ne hanno a disposizione tre: 1, 2, e 3. L'1 significa "molto buono", il 2 "buono" e il 3 "abbastanza buono". Durante la votazione si vedono molti 2, diversi 3 e pochi 1. Devo confessare che avrei voluto mostrare più spesso l'1, ma ho deciso di essere un po' avaro, perché non ho ancora visto come sono i 24 video che verranno proiettati domani.
Se l'autore è presentein piazza Filippo invita la giuria a giustificare il proprio voto. I giurati prendono la parola, mettendo in luce pregi e difetti. Non ci sono contrasti o grosse divergenze di opinione. Piuttosto ognuno di noi considera e valuta aspetti diversi dello stesso video, offrendo così all'autore un quadro critico assai completo del suo lavoro . Gli autori possono replicare, contestare, chiedere ulteriori informazioni, invitare chi non si è espresso a esprimersi. La discussione è interessante e sempre pacata.
Alcuni autori si fermano a discutere con noi anche dopo la chiusura del dibattito ufficiale. Ne approfitto per parlare con alcuni giovani, mi complimento con loro per la qualità dei loro video e chiedo quanto debbano alla scuola per questa loro facilità e bravura con il linguaggio delle immagini. “Rien!” La risposta non mi sorprende. I programmi scolastici, da noi come nel resto della Svizzera, non prevedono la trattazione del linguaggio cinematografico (insegnare agli allievi a scrivere una sceneggiatura, ad interpretarla, ad effettuare delle riprese audio e video, ad allestire un montaggio e una sonorizzazione). I mezzi ci sarebbero: ogni sede di scuola media dispone di telecamere, microfoni, aule d'informatica e beamer, nel cantone esistono due centri didattici con apparecchiature modernissime e bravi tecnici che le sanno utilizzare. Larealizzazione di un video in ambito scolastico è però ancora lasciata all'iniziativa fortuita di singoli docenti, che spesso riescono a portare a termine la loro opera solo "rubando" qualche ora al programma della loro materia e potendo contare su preziose collaborazioni esterne.
Va bene così? Credo che le autorità scolastiche dovrebbero chiederselo, anche se la soluzione del problema, cioè l'introduzione del linguaggio cinematografico nei programmi della scuola dell'obbligo, non è impresa facile, ma le caratteristiche della società in cui viviamo, mi sembra lo impongano.
Un'ultima considerazione. Ascoltando parlare gli autori ho l'impressione che si delinei abbastanza chiaramente una preferenza degli Svizzeri tedeschi per il documentario e dei romandi per la finzione. Nessun Ticinese ha assistito al dibattito conclusivo.
La seconda giornata di proiezioni ricalca la prima. Sono in programma 24 video (4 in meno rispetto a ieri) suddivisi ancora in 4 blocchi di 90' ciascuno. In totale assisteremo a 286 minuti di proiezione (5' in meno rispetto a ieri) cioè 4 ore e 46'. Puntuali, alle 9 del mattino, riprendono le proiezioni del concorso swiss.movie.
Anche questa giornata si apre con i documentari. Il primo e il secondo lasciano il segno: uno ("Mäh") per la qualità delle riprese, realizzate seguendo sull'arco di un anno il lavoro di un pastore con il suo gregge di pecore, l'altro ("Stephanie und Salamo") per il forte impatto emotivo. La telecamera presenta una ragazza cui deve essere trapiantato un nuovo cuore e la segue prima, durante e dopo l'operazione. In sala operatoria, quando l'apparecchio che indica il battito cardiaco della ragazza per alcuni secondi resta muto e mostra solo una sottile linea verde, orizzontale e senza rilievi (cardioplegia), credo che eravamo in tanti ad avere la pelle d'oca. Brividi per l'incerto destino della giovane paziente, sospeso tra due cuori senza battiti, ma anche perché sono istanti in cui si sente crescere dentro l'ammirazione per i progressi del genere umano e per l'abilità dei chirurgi al lavoro.
Poco dopo è passato anche "Amelia e i suoi ricordi" di Enzo Sampietro. La donna da giovane è stata guardiana alla capanna del Cristallina e per festeggiare il suo ottantacinquesimo compleanno i figli le regalano un volo in elicottero verso le vette della sua giovinezza. Il video descrive il volo di Amelia, il suo arrivo alla capanna, ricorda con immagini di repertorio come il vecchio rifugio sia stato distrutto da una valanga e si conclude con la discesa forzata a piedi verso il piano a causa delle peggiorate condizioni atmosferiche. Peccato che Amelia non abbia arricchito le immagini del Cristallina di allora e di oggi con il racconto a viva voce di alcuni suoi ricordi.
Anche dopo la pausa passano delle opere degne di segnalazione. Il documentario sulla produzione di té di qualità ("Der Genuss aus Eden") è di livello professionale. Splendide le riprese effettuate sia a Londra presso Twinings che nei luoghi di coltivazione, raccolta e lavorazione della preziosa foglia.
"Surprise - Karriere für Randfiguren" è un video di qualità e valore realizzato senza andare lontano, semplicemente riprendendo e intervistando alcune persone emarginate e senza lavoro. Molto diverse le cause dell'emarginazione sociale dei protagonisti e della conseguente loro condanna all'inattività: mancata integrazione per gli stranieri, emarginazione progressiva per i drogati. Uguale per tutti invece l'occupazione che forse riuscirà ad aprire loro la via verso un futuro migliore: vendono per strada la rivista "Surprise". I venditori percepiscono metà degli incassi, il resto va alla casa editrice. Finalmente hanno un lavoro, che li toglie dall'ozio e li mette a contatto con la società. Un primo passo verso una possibile integrazione. Interessante l'iniziativa dei responsabili del progetto "Surprise", ma molto bello anche il video che per 25 minuti ha fatto uscire dall'ombra alcuni personaggi, ambasciatori di un più vasto mondo sommerso, che con le loro azioni e parole hanno certamente stupito gli spettatori, troppo spesso portati a emettere giudizi superficiali a causa della scarsa conoscenza del fenomeno emarginazione.
"Silence svp" è invece un film a soggetto, realizzato nello stile tipico degli autori video dilettanti: un solo attore e riprese effettuate in un sol giorno tra la cantina e il giardino di casa. Eppure il finale è profondo: un compositore di musica, cerca invano un luogo senza rumore dove portare a termine la sua composizione. Dopo aver incontrato sulla sua strada il cane del vicino, il frullatore della moglie e una goccia martellante nel bagno, si chiude in cantina, dove spera finalmente di trovare il silenzio. E il silenzio c'è, tanto grande però che egli riesce a sentire distintamente il ritmato battito del proprio cuore. L'autore sembra suggerire al compositore che non c'è vita senza rumore.
Ha colpito parecchio anche "Nicht Weihrauch allein" che presenta due anziane sorelle, titolari di una tabaccheria, grandi conoscitrici del tabacco e dell'arte di fumare. Sono loro ad assicurare l'intero commento parlato del film, dove le loro conoscenze sui sigari si alternano ai ricordi e ai momenti in cui aiutano i clienti a scegliere il sigaro che cercano. Le immagini sono state girate in una fabbrica di sigari a Cuba e nella tabaccheria delle due protagoniste.
Altri validi documentari ci riportano in terre lontanissime, come il mercato del pesce di Tokyo o le gallerie sotterranee dello Sri Lanka dove si cercano pietre preziose. Indimenticabile la paura dipinta sul volto di un giovane che rannicchiato in un aereo aspetta il momento di effettuare il suo primo lancio nel vuoto con il paracadute: l'idea è stata degli "amici" che per il suo compleanno gli hanno regalato volo, lancio e sadiche riprese.
Quasi alla fine della giornata arriva sullo schermo "Go da imparaa l'itaglian" di Carmen ed Enea Mina, Reno Portavecchia e Renato Agostinetti. Il video ha ottenuto la medaglia di bronzo a Ebikon. L'idea, il messaggio e il montaggio sono buoni, la qualità delle riprese mi obbliga invece a riprendere quanto ho già scritto ieri sui film scolastici: fino a quando la produzione video non sarà inserita nei programmi, gli autori di video in ambito scolastico dovranno forzatamente fare i conti con la scarsità di tempo, che li costringerà a dire "Buona la prima!" anche quando la recitazione e le riprese richiederebbero un "Seconda!".
L'incontro della giuria con il pubblico sembra dirci che complessivamente i video della prima giornata sono stati di qualità superiore: questa sera infatti il giudizio "1" si è concentrato su soli tre video (10 ieri). Dopo le brevi discussioni con gli autori presenti in piazza e la cenetta al Buffet della stazione la giuria si trova subito confrontata con le sue responsabilità: prima di mezzanotte bisogna consegnare le "nomination".
Domani verranno consegnati otto "Draghi d'oro" per: la regia; la "camera"; il montaggio; la post produzione audio; gli aspetti sociali e umani; l’ecologia e la natura; gli effetti speciali; la simpatia. Per ogni categoria si possono nominare solo cinque video e occorre tener ben presente che solo le opere nominate potranno essere premiate domani. Siamo da poco usciti dalla sala cinematografica e anche dopo, in piazza e a cena, si è parlato parecchio dei filmati passati in concorso. Chiediamo dunque una pausa, un'ora in cui ogni membro della giuria possa ritirarsi da solo in camera per metter un po' d'ordine nelle proprie idee. La pausa giova, infatti verso mezzanotte il presidente della giuria può spedire alla direzione del festival l'elenco delle opere nominate, che verrà immediatamente pubblicato nella rete. Abbiamo discusso a lungo, abbiamo cercato di non dimenticare nessuno e soprattutto abbiamo provato ad immaginare i verdetti possibili per ogni categoria in modo da non negare alle opere più meritevoli la possibilità di vincere un Drago d'oro. Domani mattina sapremo, se questa notte abbiamo lavorato bene.
Siamo all'ultima giornata del festival. A Thun come a Spiez, anche oggi le proiezioni si susseguono dalle 09.00 alle 17.00, interrotte solo da brevi pause. Nella sala del Movieworld di Spiez si può ammirare una selezione, allestita dalla direzione del Festival, delle migliori produzionipassate in questi giorni sugli schermi delle due città. Dalle 16.00 alle 17.00 poi, prima della cerimonia di chiusura e della premiazione, sarà il momento dei cortissimi, una ventina di filmati che durano meno di un minuto.
Per la giuria però il tempo di visionare film nel buio della sala cinematografica è finito. Sono le 09.30 ed è giunto il momento di ritrovarsi, di rivedere i nostri appunti, di riprendere le analisi interrotte verso mezzanotte e soprattutto di trovare un accordo sull'assegnazione dei dieci Draghi d'oro. Ci ritiriamo in una saletta appartata presso un ristorante a pochi passi dall'area del Festival. Filippo Lubiato, presidente della giuria, ci consiglia di iniziare dalle categorie più facili, quelle dove secondo noi c'è un indiscusso vincitore. In effetti, seguendo il suo consiglio, riusciamo molto in fretta ad assegnare i primi Draghi e ciò ci illude che tutto andrà liscio e veloce fino all'ultimo. In effetti il lavoro procede molto bene, anche se meno Draghi restano da assegnare, più lunghe si fanno le discussioni per scegliere un vincitore.
Comunque, abbastanza presto arriviamo all'ultimo Drago, il più temibile, quello che chiude tutti i discorsi. A quel punto ci rendiamo conto di essere di fronte a un rompicapo senza soluzione: abbiamo otto draghi, ma vorremmo premiare nove film. Riprendiamo l'assegnazione dall'inizio per due o tre volte, tentando di cambiare le carte in tavola, ma il risultato è sempre lo stesso: due video e un premio. Il tempo passa e non sappiamo come uscire dal labirinto in cui ci siamo cacciati. Un giurato alla prima esperienza crede di aver trovato la soluzione e propone di assegnare un Drago ex equo ai due video rimasti sul tavolo. I tre membri più navigati ricordano che un anno è già stata adottata quella soluzione, ma sembrano poco propensi ad accettare quella soluzione. Accettano al massimo di considerarla solo come ultima e disperata risorsa possibile.
Filippo a questo punto si ricorda del Premio della gioventù e un poco s'illumina: se i giovani hanno assegnato il loro premio a uno di nostri due video in corsa per un solo drago, il problema sarebbe risolto. Con il suo cellulare chiama la direzione del Festival. Noi pendiamo dalle sue labbra e quando vediamo che si illumina del tutto, comprendiamo che il problema è risolto. La soluzione è giunta dall'esterno, in modo anche un po' fortunoso, ma un mio amico è convinto che la fortuna sorride alle persone che la meritano. Io non la penso come lui, ma questa volta forse ha ragione: i video che meritavano ancora un premio erano due e sarebbe stato un peccato escluderne uno. Ora non ci resta che stendere le "laudatio" di tutti i film premiati. Si tratta di brevi testi in cui evidenziamo i pregi di un'opera e le ragioni che ci hanno spinti a premiarla. Verranno letti al momento della premiazione. Anche in questo caso, discutendo prima collettivamente di ogni singolo video premiato e passando poi individualmente alla stesura dei testi, riusciamo a giungere puntuali alla premiazione.
C'è parecchia attesa in sala e un po' d'emozione anche tra i giurati: come reagirà il pubblico ai nostri verdetti? Saremo applauditi o fischiati? Si inizia con il presidente della giuria dei giovani che consegna il premio "Jeunesse" a Erline O'Donovan, autrice del video "Opened Letters". Gli autori delle opere premiate sono invitati a salire sul palco, la presentatrice legge la motivazione e un membro della Direzione consegna il premio.
Drago d'oro per: - la regia al video "À découvert" di Jef Vercassou; - la "camera" al video "Der Genuss aus Eden", di Bernhard Gisberger ; - il montaggio al video "L'oeuf", di Jean-Vital Joliat; - la post produzione audio al video "Vous descendez", di Darryl O'Donovan; - gli aspetti sociali e umani al video "Surprise - Randfiguren", di Roland Achini; - l'ecologia e la natura al video "Mäh", di Lissy Feusner e Bernhard Hausberger; - gli effetti speciali al video "La città invisibile", di Riccardo Bernasconi; - la simpatia al video "Une journée ordinaire", di René Lässer e Pascal Pfleger.
Un diploma speciale viene consegnato anche a Peter Sonderegger, autore del video "Nicht Weihrauch allein".
Riccardo Bernasconi non è presente in sala, così invitano me sul palco a ritirare il suo premio. Anna, la presentatrice in lingua italiana, legge la motivazione: “Una concezione visiva convincente, accompagna il film dall'inizio alla fine e gli conferisce un valore estetico d'eccellenza. Con le possibilità di trattamento dell'immagine offertegli dal suo computer e grazie a un uso sapiente del bianco e nero, l'autore ha saputo creare un'atmosfera enigmatica e poetica, dove i suoi personaggi si sono mossi come in un sogno.”
Al termine della premiazione penso un'attimo agli esclusi. Considerando che il numero dei premi che potevamo assegnare era limitato (8), credo che le opere più meritevoli abbiano ottenuto il giusto riconoscimento. Spiace un po' constatare come altri video che si sono distinti per alcuni aspetti significativi tornino a casa senza nulla. Penso ad alcuni documentari di ottima fattura visti in questi due giorni di proiezioni o al film a soggetto sul compositore in cerca di silenzio.
Personalmente mi è mancata la presenza a Spiez del documentario di Alberto Fumagalli e Livio Cortesi che illustra come si restaura un vecchio libro. Probabilmente alcune pecche a livello di montaggio e sonorizzazione lo hanno fermato a Ebikon, ma è un peccato, perché la qualità delle riprese, la completezza della documentazione e l'importanza del messaggio trasmesso, sarebbero state apprezzate anche qui. In una società caratterizzata dal lavoro industriale, dall'importanza dell'immagine, dalla fretta e dalla distrazione, in un mondo dove quasi tutto si usa, si getta e nulla si ripara, forse sarebbe opportuno non lasciarsi sfuggire l'occasione di sottolineare il valore dei libri, l'importanza della loro conservazione e la bellezza del lavoro artigianale.
Quando il direttore dichiara chiuso il 19esimo Festival svizzero di film e video, il pubblico applaude soddisfatto. Non vi sono contestazioni e nemmeno fischi.
All'aperitivo offerto a tutti i presenti sulla terrazza del Movieword con splendida vista sul golfo di Spiez, la madre dei due fratelli Erline e Darryl O'Donovan si congratula con me e con gli altri membri della giuria per l'ottimo lavoro svolto. Michel Juillerat, da tanti anni attivo come giurato al Festival di Spiez, vedendomi particolarmente fiero per il complimento appena ricevuto, sorridendo commenta: “Gianì, sono sempre i vincitori di premi che si complimentano con la giuria!”